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Manifesto sul Futuro del CiboIl “Manifesto sul Futuro del Cibo” sviluppa approfonditamente i principi, in parte già esposti nella “Dichiarazione sui diritti globali al cibo”, sui quali fondare il passaggio a un sistema agricolo e alimentare ecologicamente e socialmente sostenibile, proponendo anche esempi concreti e positivi per la loro realizzazione.

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Manifesti Semi

Il “Manifesto sul Futuro dei Semi” sottolinea l’imprescindibile necessità di una transizione a un modello di agricoltura sostenibile, in cui siano tutelate la sovranità alimentare, la biodiversità e la agrodiversità e siano difesi i diritti degli agricoltori di salvaguardare, condividere, utilizzare e migliorare le sementi.

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Manifesto sul cambiamento climatico ed il futuro della sicurezza alimentare

Il “Manifesto sul cambiamento climatico ed il futuro della sicurezza alimentare” mette in rilievo che dobbiamo pensare ad un modello produttivo che minimizzi la vulnerabilità dei sistemi locali agli shock esterni e che contribuisca in modo sostanziale alla mitigazione degli effetti del cambiamento climatico, ipotizzando una multifunzionalità 'forte', che sia in grado di massimizzare il ruolo dell'agricoltura come servizio dell'ecosistema e come strumento di rafforzamento dello stesso, e che garantisca all'agricoltura familiare il ruolo di perno di un rinnovato sistema produttivo.

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Manifesto sul futuro dei sistemi di conoscenza: sovranità delle conoscenze per un pianeta vitale

Il “Manifesto sul futuro dei sistemi di conoscenza: sovranità delle conoscenze per un pianeta vitale” evidenzia che le molteplici crisi che colpiscono oggi il pianeta (implosione finanziaria e collasso economico, caos climatico, crisi energetica, catastrofi alimentari, etc.) hanno reso chiaro che sono necessari nuovi sistemi di conoscenza in grado di promuovere sostenibilità, equità, resilienza. Ciò presuppone a) la capacità dei sistemi di conoscenza di far convivere, e interagire tra loro, una pluralità di approcci e di forme di conoscenza; b) garantire apertura, pari dignità di tutte le conoscenze, capacità degli agricoltori e delle comunità rurali di avere una voce; c) identificare chiaramente, nella distribuzione delle risorse pubbliche e nella regolazione della proprietà intellettuale, gli interessi pubblici e gli interessi privati, e dare la priorità ai primi.

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La commissione: breve cronistoria

In occasione del meeting di S. Rossore del luglio 2002 è stato organizzato un dibattito in materia di OGM che ha visto la partecipazione attiva di personaggi nazionali ed internazionali impegnati sulle tematiche del cibo e dell’agricoltura. Molti di loro sono stati poi coinvolti nel febbraio 2003 nell’incontro promosso dalla Regione Toscana fra i movimenti internazionali più attivi e creativi nell’ideare forme di politica agricola indirizzate alla sostenibilità, alla diversità, salubrità, democrazia partecipativa e sovranità alimentare. In quella occasione, dall’iniziativa congiunta di Claudio Martini, Presidente della Giunta Regionale Toscana, Vandana Shiva, Direttore esecutivo di Research Foundation for Technology Science and Ecology/Navdanya, è nata la Commissione Internazionale sul Futuro dell’Alimentazione e dell’Agricoltura (di seguito denominata “Commissione”), presieduta dalla stessa Vandana Shiva.

La Commissione si è costituita con  l’obiettivo di realizzare un ampio lavoro di riflessione e approfondimento per valutare i costi sociali dell’attuale modello alimentare a livello mondiale, per identificare i problemi che ostacolano la diffusione dell’agricoltura sostenibile, per suggerire concrete strategie di risposta a questi problemi e per affermare il diritto al cibo e al sostentamento.

Visto l’orientamento dato dal WTO e dall’industria verso politiche agricole e alimentari orientate ad un modello di agricoltura industriale a discapito dei piccoli produttori e delle produzioni locali, la Commissione si è impegnata a produrre iniziative finalizzate al sostegno di modelli alternativi di agricoltura e a tutelare il futuro dei semi locali per non disperdere un patrimonio di biodiversità che rischia di scomparire o di essere oggetto di brevettazione industriale.

La Commissione si è impegnata inoltre a dare visibilità e sostegno ai molti esempi positivi che già da tempo si stanno affermando in tutto il mondo: le superfici a coltivazione biologica sono sempre più estese, molti prodotti tipici sono stati riscoperti e recuperati favorendo così la salvaguardia della biodiversità, grandi superfici sono esenti dalle sementi transgeniche laddove la gente ha esercitato il proprio diritto di scegliere la salute e la sicurezza.

La Commissione è stato l’unico esempio di collaborazione permanente tra un’istituzione regionale e un gruppo di esperti nel contesto dei movimenti per un’agricoltura ed un sistema di alimentazione alternativi. In tal senso essa ha rappresentato una risposta all’appello dell’ONU ad una collaborazione concreta tra i movimenti e le istituzioni regionali e locali al cui livello i cambiamenti possono essere immediatamente percepiti.

La Regione Toscana ha prodotto in questi anni programmi e normative ispirati ai principi esposti nei documenti della Commissione, per incentivare  e sostenere un modello agricolo basato sulla localizzazione della produzione e del consumo, sulla sovranità alimentare e sulla valorizzazione della biodiversità.

Le attività svolte

I  principi sui quali si è basato l’impegno della Commissione sono stati esposti nella “Dichiarazione di Firenze sui diritti globali del cibo” che sancisce i dieci diritti fondamentali legati all’alimentazione, fra i quali si ricordano il diritto al cibo, il diritto a un’alimentazione sana e sicura, la sovranità delle comunità sul cibo e la conservazione delle conoscenze tradizionali.

Tali principi sono stati in seguito ampiamente sviluppati nei 4 manifesti prodotti dalla Commissione

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