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14 Nov 2018

Di Isabella Troisi, Navdanya International - Comune-Info, 14 novembre 2018 | Fonte

La condivisione di conoscenze e saperi/sapori provenienti dai territori, è un primo passo per creare l’alternativa  per  dimostrare che esistono alternative concrete all’agricoltura intensiva ed industriale. "Cibo per la Salute - Mandigu pro sa Salude", 17 e 18 novembre a Roma.

Ha impiegato solo 15 anni per convertire la sua agricoltura a un modello interamente biologico. Lo ha fatto nel solo modo possibile, cioè coinvolgendo a pieno i territori e le comunità che li abitano, cioè chi lavora, rispetta e conosce la terra. Si chiama Sikkin, ed è un piccolo Stato dell’India nord-orientale, situato tra le montagne dell’Himalaya. Il 17 e 18 novembre, a Roma, c’è il Festival del cibo per la salute in cui si racconta anche questa straordinaria esperienza e si discute, tra l’altro, di come essa possa essere una importante fonte d’ispirazione per molte alternative concrete all’agricoltura intensiva ed industriale, a cominciare da quelle già presenti tra i contadini del Lazio e della Sardegna

Nell’India Nord Orientale, tra le montagne dell’Himalaya, c’è un piccolo Stato che nel giro di quindici anni è riuscito a convertire la propria agricoltura ad un modello 100 per cento biologico. Il Sikkim è riuscito a dimostrare al mondo che passare ad una agricoltura interamente biologica è possibile. Navdanya, l’associazione fondata circa trent’anni fa in India dalla Vandana Shiva, ha contribuito a questa transizione e, assieme al primo ministro del Sikkim, Pawan Kumar Chamling, ha annunciato di voler avviare un progetto per un Himalaya al 100 per cento biologico. Il Sikkim ha dimostrato che una transizione verso sistemi agroalimentari interamente biologici è possibile ed è per questo che  la FAO, il WORLD FUTURE COUNCIL e IFOAM ORGANICS INTERNATIONAL hanno insignito il Sikkim del prestigioso Future Policy Award, premio dedicato alle migliori politiche globali per l’agroecologia.

L’esperienza del Sikkim dimostra che il cammino verso l’Agroecologia può avere successo solo se riesce a coinvolgere i territori, le comunità e chi da sempre lavora, rispetta e conosce la terra: i contadini. Un modello che è ora pronto ad essere esportato in tutto il mondo. Il Sikkim dimostra che è necessario partire dalla valorizzazione delle potenzialità e risorse delle realtà locali. In quest’ottica, Navdanya International e l’Associazione Culturale i Sardi a Roma (ACRASE, Maria Lai) in collaborazione con la Regione Autonoma della SardegnaSardigna Terra Bia, FASI (Federazione Associazioni sarde in Italia) e il Mercato Contadino dei Castelli Romani hanno deciso di organizzare, nelle giornate del 17 e 18 Novembre, presso la Città dell’Altra Economia a Roma, il Festival “CIBO PER LA SALUTE – MANDIGU PRO SA SALUDE”, un evento dedicato al cibo genuino e chi lo produce.

Dalla Rivoluzione Verde in poi, si è affermato, come un mito quasi indiscusso, che sfamare la crescente popolazione mondiale senza il ricorso alla chimica e all’agricoltura industriale sia impossibile. Lo stato del Sikkim, con la conversione di più di 75 mila ettari di terreni agricoli dal convenzionale al biologico, si pone come prova concreta di come tale conversione sia non solo praticabile ma anche vantaggiosa: con il passaggio all’agricoltura biologica le aziende agricole sono risultate del 20 per cento più produttive rispetto a quelle convenzionali. La ricetta vincente del Sikkim è stata di combinare ingredienti semplici ma efficaci. Tra le misure adottate, spiccano il divieto di vendita di agenti chimici con previsione di severe sanzioni per le inadempienze, l’investimento sull’educazione ecologica delle future generazioni e il sostegno statale ai costi delle Certificazioni di Biologico per i primi tre anni.

Navdanya, che da anni con la fondazione dell’Università della Terra e la creazione in India di oltre 120 banche dei semi, promuove nel concreto sistemi di produzione agroecologici, ha contribuito a questo processo offrendo gli strumenti per la formazione degli agricoltori e dei responsabili istituzionali del settore agricolo. Per esempio, con la recente pubblicazione del “Manifesto Food for Health: Cibo per la salute”: un documento programmatico che vuole porsi sia come strumento di divulgazione dei limiti e dei rischi dell’industria agroalimentare, sia come base di partenza per una mobilitazione sociale, Navdanya International ha dato inizio alla Campagna Food For Health (Cibo per la salute).

I cittadini e gli abitanti della terra iniziano a rivendicare il diritto e l’accesso ad un cibo che sia sano, locale, genuino, naturale, tracciabile e libero da veleni. La condivisione di conoscenze e saperi/sapori provenienti dai territori, è un primo passo per creare l’alternativa  per  dimostrare che esistono alternative concrete all’agricoltura intensiva ed industriale. Dal Sikkim, all’Italia, dai contadini himalayani ai contadini del Lazio e della Sardegna, i fatti parlano chiaro: un’altra agricoltura, biologica, locale, biodiversa, sana, buona per le persone e per l’ambiente è possibile e la chiave per il cambiamento risiede nelle conoscenze di chi lavora la terra, nel valorizzare e promuovere le pratiche ecologiche territoriali, nella riscoperta di modi altri per nutrirsi e produrre.


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