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29 Nov 2018

Di Manlio Masucci - Lifegate, 29 novembre 2018 | Fonte

Maria Grazia Mammuccini di Federbio risponde alle critiche mosse all'agricoltura biologica dalla senatrice Elena Cattaneo. Spiegando come il bio rappresenti la vera innovazione strategica per il futuro.

La presentazione presso la Camera del rapporto Cambia la Terra ha rappresentato l’occasione di esporre i più recenti dati sul modello produttivo agricolo italiano e di avanzare proposte concrete ai rappresentanti delle istituzioni per una transizione verso il biologico. L’attuale modello di produzione e distribuzione, come confermato dai più recenti studi delle organizzazioni internazionali, non ha risolto i problemi dell’accesso al cibo aggravando le emergenze relative all’inquinamento, al clima, alla sanità e alla conservazione della biodiversità.

La presentazione del rapporto è avvenuta nella cornice di una polemica che ha recentemente guadagnato grande spazio sui media nazionali. Da un lato la senatrice a vita Elena Cattaneo che ha duramente criticato la campagna “Cambia la Terra” e l’agricoltura biologica, dall’altra le organizzazioni promotrici del rapporto: Federbio, Isde – Medici per l’ambiente, Legambiente, Lipu e Wwf. Abbiamo intervistato Maria Grazia Mammuccini, portavoce della campagna, per approfondire le proposte della coalizione e per comprendere al meglio i contorni della polemica alimentata dall’autorevole senatrice Cattaneo.

I dati del rapporto sono noti da alcune settimane.  Che sensibilità e apertura ha riscontrato fra i politici e in particolare in Commissione agricoltura?
I dati scientifici ci dicono che il modello dell’agricoltura industriale è assolutamente superato e ci offrono indicazioni molto chiare su come contrastare il cambiamento climatico, su come tutelare la biodiversità e la salute pubblica attraverso il modello dell’agroecologia e dell’agricoltura biologica. A fronte di questa chiarezza chiediamo che le scelte politiche siano altrettanto chiare e coraggiose. Alla Camera erano presenti, fra gli altri, il presidente della Commissione agricoltura Filippo Gallinella, e la vicepresidente Susanna Cenni. Abbiamo riscontrato attenzione ed aperture che devono essere seguite da impegni e iniziative concrete. Tutto ci dice che dobbiamo andare avanti perché ci sono le condizioni di poterlo fare anche da parte della politica. Siamo ottimisti e fiduciosi.

Avete avanzato proposte molto concrete.
Le proposte nascono a conclusione del rapporto. Chiediamo di raggiungere il 40 per cento di superficie agricola biologica entro il 2027, alla scadenza della prossima programmazione della Pac. Alla fine del 2017 siamo al 15,4 per cento quindi in 10 anni possiamo realisticamente raggiungere questo obiettivo che porterebbe vantaggi e benefici per tutti. L’altra proposta riguarda il glifosato con l’obiettivo di fare tutto quello che è possibile fare in questa fase, ovvero escludere dai contributi del Psr, Piani di sviluppo rurale, quelle pratiche agronomiche che lo utilizzano. Non possiamo vietarne l’uso, visto che l’Ue ha rinnovato l’autorizzazione per altri cinque anni fino al 2022, però possiamo smettere di dare contributi a chi lo usa e vietarne l’uso nelle aree naturali protette. Questo porterebbe a una drastica riduzione di questa sostanza nell’immediato.

Proponiamo inoltre di ribaltare l’onere della prova per garantire le distanze di sicurezza. È assurdo che oggi siano gli agricoltori biologici a doversi difendere da chi usa prodotti chimici. L’agricoltore biologico deve avere una fascia di sicurezza per evitare il rischio contaminazione che gli farebbe perdere la certificazione. La fascia di rispetto è una tutela importantissima che deve essere a carico di chi usa prodotti chimici. La distanza di sicurezza deve infine essere garantita non solo dalle coltivazioni biologiche ma anche dai centri abitati e dai luoghi frequentati dalla popolazione. La tutela delle produzioni biologiche e della salute dei cittadini devono essere garantite. Queste proposte concrete possono essere realizzate con la Pac, con la nuova legge sull’agricoltura biologica in discussione in Parlamento, e con la modifica al Pan pesticidi che dovrà essere approvata entro gennaio 2019.

Il rapporto Cambia la Terra mette in luce un forte squilibrio: la quasi totalità dei sussidi pubblici va all’agricoltura convenzionale.
L’obiettivo del 40 per cento della superficie agricola coltivata a biologico deve essere sostenuto da uno spostamento delle politiche e dei finanziamenti per supportare la conversione al biologico. Per gli agricoltori il momento più difficile è proprio quello della conversione. Nei tre anni di conversione al biologico ci sono molte difficoltà per rimettere in equilibrio i propri terreni e le coltivazioni. È proprio nelle fasi di passaggio che si può avere meno produzione. È il periodo più rischioso e più costoso. In quel momento l’agricoltore va sostenuto con finanziamenti che sono già previsti ma che non sono assolutamente sufficienti vista la grande domanda di conversione al biologico. Oltre a questo servono investimenti per la formazione degli agricoltori e per la ricerca per trovare nuove soluzioni in agroecologia, nel biologico e nel biodinamico. Per raggiungere questo obiettivo bisogna che la PAC sposti una notevole quantità di risorse verso l’agricoltura biologica.

La senatrice Elena Cattaneo, commentando la campagna Cambia la Terra, ha sostenuto che queste richieste non sono fondate ma strumentali per chiedere allo Stato ulteriori risorse per il biologico.
È un’affermazione singolare anche perché è il mercato che sta facendo crescere il biologico non sono certo i fondi pubblici. Il biologico sta crescendo in maniera esponenziale perché i cittadini sostengono una domanda crescente di cibo biologico sia a tutela della propria salute sia nella consapevolezza di scegliere un’agricoltura rispettosa dell’ambiente. La cosiddetta “lobby del biologico” chiede solo che si crei il giusto equilibrio per utilizzare questa fase strategica per rafforzare l’agricoltura biologica nel nostro paese È un’agricoltura di qualità legata al territorio che rafforza l’agricoltura italiana e non la indebolisce di certo come sostiene la senatrice. Un’agricoltura intensiva in un paesaggio come il nostro è inoltre dannosa per l’economia agricola che nel nostro territorio è integrata. Produzione agricola, accoglienza, valorizzazione del paesaggio e dell’ambiente sono importanti volani di sviluppo.

Non parliamo allora di un ritorno al passato come sostiene Cattaneo?
Se parliamo del processo evolutivo delle strategie agricole, è vero esattamente il contrario. Il biologico è l’innovazione più avanzata in questo momento perché anche sul piano scientifico è stato dimostrato che l’innovazione migliore per il futuro non è quella di contrastare la natura ma quella di utilizzare l’approccio ecologico. È l’innovazione strategica del futuro. Anche sul piano scientifico stanno cambiando tante cose. E per affrontare le sfide che abbiamo di fronte serve proprio un’apertura da parte del mondo scientifico per esplorare nuove metodologie e non certo una chiusura dogmatica.

La senatrice asserisce che il biologico inquina più del convenzionale portando l’esempio dell’utilizzo del rame. Cosa risponde?
Affermare che il biologico inquini più dell’agricoltura chimica e che il rame sia più pericoloso del glifosato significa contraddire i dati scientifici che ci dicono tutt’altro. L’esempio del rame è assolutamente strumentale. Esistono centinaia di sostanze chimiche che vengono usate nel convenzionale, molte delle quali sono state classificate come tossiche per l’ambiente per la salute umana. Quando la senatrice parla di biologico, l’unica citazione che usa è quella del rame che, tra l’altro, viene usato anche nell’agricoltura convenzionale aggiungendosi a tutte le altre sostanze chimiche. Gli unici ad avere limitazioni rigorose per ettaro sull’utilizzo di rame sono proprio i produttori biologici mentre quelli del convenzionale ne possono usare quanto vogliono.

“Il biologico rende di meno”. Ce lo possiamo permettere?
Sembra che la senatrice Cattaneo non si metta solo contro il biologico ma anche contro le strategie impostate dagli organismi internazionali come Ue e Fao. A seguito dei più recenti studi internazionali è oramai conoscenza comune che produciamo più cibo di quello che consumiamo, circa un terzo ne viene sprecato, e che i veri problemi riguardano la distribuzione e l’accesso. Non sono novità ma analisi fondate che si sono già tramutate in appelli, da parte di queste organizzazioni, ai governi e alle imprese per cambiare modello produttivo. L’agricoltura industriale ha forse dato nell’immediato una maggiore produzione ma a livello globale la produttività dei terreni sta già diminuendo per mancanza di sostanza organica nel suolo. Le affermazioni della Cattaneo sono criticabili anche su questo versante considerando che, in termini strategici, il fondamento di una produttività stabile è mantenere la sostanza organica del suolo. È il suolo, la terra viva, che mantiene una produzione stabile utile all’alimentazione umana. L’approccio agro-ecologico dell’agricoltura biologica e biodinamica si basa proprio sul principio del mantenimento della sostanza organica del suolo.

Come giudica questa polemica sul biologico?
Credo che sia importante aggiornarsi in tema di agricoltura. La senatrice Cattaneo è una scienziata straordinaria ma in altri campi e non si capisce come mai continui ad occuparsi di una materia che conosce poco. Desta preoccupazione che i media le lascino tutto questo spazio per esprimere opinioni che non hanno fondamento. Comprendo che, per un lettore medio, una senatrice a vita e scienziata rappresenti istintivamente una fonte autorevole ma quando si va poi ad approfondire si evince che lei dice cose opposte anche quelle che le stesse agenzie internazionali richiedono ai governi di tutto il mondo, ovvero puntare sulla prevenzione applicando correttamente il principio di precauzione. Rimango infine sconcertata da questi continui attacchi perché danno la sensazione di una crociata contro un metodo produttivo che cerca di lavorare in armonia con la natura. Lancio invece un appello agli scienziati per supportare con le loro conoscenze questa delicata ma necessaria fase di transizione.

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